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CONCEPT DEL PROGETTO “Concetta D’Aniello” fotografie di Giovanni De Angelis
Concetta D’Aniello, detta Titta, vive a Napoli in una casa abusiva costruita negli anni Sessanta ed ora parte integrante di un quartiere degradato vicino a Campi Flegrei. La quotidianità di Concetta è scandita da gesti rituali e condizionati dalla disfagia, una malattia di cui è affetta da giovane età. 78 anni, “zitella”, Concetta pesa ormai 30 chili ed è costretta ad ingerire solo cibi liquidi poichè non può deglutire nulla di solido. Vive con le sorelle Rosetta e Wanda. Chiusa tra le pareti di casa, la giornata trascorre sempre uguale tra un litigio con le sorelle ed il rito della preparazione di un pasto adatto alla sua alimentazione. Ago e filo rappresentano l’unica attività che la tiene impegnata, rammendare i vestiti dei nipoti è il solo legame con il mondo esterno. Concetta e la sorella Rosetta non hanno avuto marito, l’unico uomo di riferimento è stato il fratello, giovane comandante di navi, di cui conservano il ricordo. Concetta succhia l’essenza della sua vita che non ha potuto avere per intero come l’arancio di stagione colto nel terreno fuori casa del quale può ingerire solo il succo e sputare la polpa, in un rituale simbolico e angosciante. Giovanni De Angelis
TESTO CRITICO DEL PROGETTO
“Concetta D’Aniello” Fotografie di Giovanni De Angelis
Per rappresentare il tema della quotidianità il fotografo Giovanni De Angelis sceglie un reportage sociale, descrivendo una realtà a lui molto vicina: quella di una zia anziana e da tempo malata. E ne racconta la storia attraverso scatti fatti di gesti ed oggetti quotidiani. Le immagini raccontano la vita di una donna provata dalla malattia ma non per questo sconfitta, legata ad oggetti e rituali del quotidiano che le consentono di sopravvivere. La sequenza di immagini di questo reportage è uno zoom: dal contesto alla persona. Passiamo così da una perfetta geometria che disegna la donna nel suo ambiente, ad una sequenza di scatti che via via si focalizzano sui dettagli, i primi piani del viso, i particolari delle mani, gli oggetti della sua quotidianità.
Il progetto prevede una serie di 14 fotografie di grande formato scattate con luce naturale. In linea con le scelte stilistiche che hanno portato Giovanni De Angelis negli ultimi anni a fotografare quasi esclusivamente in bianco e nero, l’enfasi sulla drammaticità del racconto è data anche dall’uso desaturato del colore.
Maria Teresa Capacchione |